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E poi c’è lui

E poi c’è lui.

Dai 30 ai 40 anni, piccoletto, robusto, capelli corti, parla e capisce bene l’italiano anche se è albanese. È ospite del carcere perché affetto da ludopatia, gioco d’azzardo patologico. A vederlo ti viene in mente un peluche. La sua posizione non è ancora definita, è in appello e aspetta. Fa tenerezza, con la sua parlata e il suo muoversi lento. È simpatico e spiritoso ed è consapevole di essersi rovinato la vita col gioco.

È bravo nel suo lavoro, posatore di piastrelle e pavimenti, ma è anche versatile e tuttofare. Infatti è sempre chiamato per mettere a disposizione le sue “mani” per fare vari lavoretti, anche fuori dal carcere. Anche nei giorni della tempesta a Belluno, l’amministrazione penitenziaria gli ha chiesto di dare una mano per rimuovere alberi caduti e lui ha dato la sua disponibilità. Gli hanno dato uno strumento ed è uscito fuori per contribuire alla pulizia del verde.

Questo per dire che è un tipo affidabile e che è sempre disponibile a lavorare. Ma nonostante ciò, le sue richieste di permessi non vengono esaudite e non capisce il perché, visto che non crea nessun problema. Lui non si spiega questi continui dinieghi e  lo trova ingiusto. Manifesta tutto il suo pessimismo di fronte a una possibile situazione. Come associazione ci siamo impegnati a perorare la sua causa coinvolgendo anche il garante, ma al momento la situazione non si è ancora sbloccata.

Il carcere è davvero un universo a parte: molto dipende dalle persone che ti trovi davanti, come dirigenti, agenti, persone detenute e per capirne qualcosa occorre del tempo e molta attenzione. Esistono degli equilibri molto delicati e occorre studiarli bene per non incorrere in errori grossolani, magari fatti in buona fede, ma che penalizzano la parte debole, in questo caso la persona detenuta. Io sono appena all’inizio e sto imparando… imparando a non farmi sopraffare dalle emozioni e dalla rabbia di certe situazioni assurde, anche perché se mi prefiggo di aiutare in qualche modo queste persone non posso certo far vedere la mia frustrazione.

Lino