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Volontariato, coronavirus e carcere: l’associazione Jabar chiede il graduale ripristino delle attività

Ci troviamo in una situazione di emergenza straordinaria, con scenari complessi che non avremmo immaginato fino a pochi mesi fa. In particolare le difficoltà legate alla gestione delle carceri sono particolarmente sfidanti e la comprensione, oltre che la preoccupazione, coinvolge tutti noi.
Nelle scorse settimane vi sono stati diversi momenti di confronto tra le realtà che operano dentro e fuori la Casa circondariale di Baldenich, a Belluno, volti a dare una prima risposta rispetto all’emergenza sanitaria ed alla ricognizione dei soggetti detenuti eleggibili ad un trasferimento ai domiciliari. Su questo la collaborazione è stata trasversale e ha visto ognuno di noi proattivo nei termini delle proprie  competenze.
Emerge ora una riflessione rispetto allo scenario che andrà preconfigurandosi per le prossime settimane e mesi circa l’interazione fondamentale tra la casa circondariale, gli uffici di esecuzione penale esterna e la società civile.
Non è pensabile un azzeramento di questa interazione e crediamo che sia fondamentale un confronto sullo stato dell’arte, come pure uno scambio sulle possibili strategie pratiche attivabili per costruire una ripresa delle attività (che siano in forme totalmente nuove oppure nelle modalità in presenza calibrate in armonia con i dispositivi di sicurezza necessari per il prossimo futuro).
A questo riguardo crediamo sia fondamentale riprendere una comunicazione diretta tra i soggetti storicamente attivi presso la Casa circondariale, rispetto ai quali ci facciamo portavoci. Siamo però in attesa da due settimane di una risposta da parte dell’amministrazione penitenziaria del carcere di Belluno, che sollecitiamo anche in questa sede affinché si crei un dialogo proficuo per cercare di riprendere gradualmente il filo delle nostre attività, con modalità che andranno opportunamente discusse in un incontro che restiamo disponibili a sostenere.
Elisa Corrà