Dal Catullo – Jabar ci ha aperto la mente

Il percorso formativo proposto dall’associazione Jabar ci ha aperto la mente a una realtà spesso poco considerata o svalutata. Il carcere dovrebbe essere luogo di riflessione e rieducazione per le persone che hanno commesso degli errori più o meno gravi, socialmente non accettati e condannati.

È giusto privare una persona della propria libertà senza che le istituzioni propongano loro un’alternativa? E ancora, è giusto giudicare per gli errori commessi decretando pene che etichettano, creando pregiudizi che dividono la società?

Reclusione è sinonimo di esclusione.
L’allontanamento della persona carcerata dal proprio nucleo familiare comporta il fatto che tutte le sue affettività vengono annullate: chi le supporta a sopportare questa privazione? Nella mia ora di libertà Fabrizio De Andrè sostiene: “Venite adesso alla prigione, state a sentire sulla porta, la nostra ultima canzone che vi ripete un’altra volta, per quanto voi vi crediate di essere assolti siete per sempre coinvolti”.

A Scuola di Libertà – A.A. 2017/2018
Istituto di istruzione superiore Catullo, Belluno

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